Fonte: foto fornita dall’autrice.

Titolo della rivista:
“Nomer” [Numero]

Luogo di edizione: Sverdlovsk (ora Ekaterinburg) 

Comitato di redazione: Ry Nikonova (pseudonimo di Anna Taršis), Sergej Sigej (pseudonimo di Sergej Sigov) 

Collaboratori: Evgenij Arbenev, Valerij DjačenkoFeliks Volosenkov, Michail Taršis, Aleksandr Galamaga 

Numeri totali: 35 

Descrizione:
Dal 1965 al 1973 “
Nomer” fu lorgano ufficioso della Uktusskaja škola (Scuola di Uktus), cenacolo che negli anni successivi al disgelo contribuì a vivacizzare la vita culturale di Sverdlovsk. Tra i componenti del gruppo, oltre alla fondatrice Ry Nikonova (pseudonimo di Anna Taršis), ricordiamo suo fratello Michail Taršis, gli artisti Evgenij Arbenev e Valerij Djačenko, Feliks Volosenkov, nonché il pittore Aleksandr Galamaga, morto suicida a ventun anni nel 1969. A partire dal quinto dei 35 numeri editi, alla rivista contribuirà anche Sergej Sigej (pseudonimo di Sergej Sigov), poeta che, allinizio degli anni Sessanta, prima di avvicinarsi alla Scuola di Uktus, aveva fondato a Vologda un gruppo dianarcofuturisti’.
Come altre edizioni periodiche samizdat degli anni Sessanta, “Nomer” nasce dalla consapevolezza dellimpossibilità di rientrare nella cornice della letteratura ufficiale, nonché della libertà pressoché sconfinata intravista dietro una simile esclusione. Come scrive Valerij Djačenko nel suo appello in calce al numero 12: Voglio che in futuro la rivista diventi il frutto coerente di un gruppo di dilettanti – artisti-dilettanti, poeti-dilettanti, filosofi-dilettanti, eccetera. O, per essere più precisi, dilettanti e basta, senza alcuna specializzazione nel campo dellarte o della letteratura. Cioè, in questa rivista deve esserci spazio per quello che nella vita non trova posto… e molto meglio non entrare affatto nella cultura e restare dilettanti, piuttosto che entrarci da semiprofessionisti(Taršis 1995: 227). Questatteggiamento polemico contro i professionisti della letteratura tornerà in seguito in una serie di articoli apparsi su “Transponans”, la rivista che i coniugi Ry Nikonova e Sergej Sigej inizieranno a pubblicare una volta trasferitisi a Ejsk nel 1978.
Malgrado i contatti con Leningrado fossero regolari (nel 1965 la Taršis si era iscritta al locale Istituto teatrale, musicale e cinematografico, dove lanno seguente aveva tentato di mettere in scena Le sedie di Eugene Ionesco), “Nomer” può essere definito lespressione di una cerchia amicale chiusa, tenacemente ancorata ai realia della città di Sverdlovsk (come, ad esempio, il trampolino da sci di Uktus, cui il cenacolo deve il suo nome). Lungi dallessere percepito come un limite, il decentramento geografico viene idealizzato, quasi costituisse in sé una garanzia di originalità e ‘purezza’.
Come scrive T.P. Žumati, le caratteristiche essenziali di “Nomer” – e cioè la rukopisnost(faktura manoscritta) e l’odnoekzempljarnost (tiratura in ununica copia) – portano a una rinascita della tradizione del libro futurista, cui viene a sovrapporsi la forma delledizione periodica samizdat (cf. Žumati 1995: 127).
“Nomer” è concepita dai suoi redattori come una “rivista aperta”, programmaticamente incompiuta, il cui contenuto dipende dalle integrazioni apportate di volta in volta dai lettori. A partire dal numero 8, infatti, le sue pagine cominciano a ospitare apposite colonne intitolate Critica o Critica della critica, dove i lettori (in genere sodali della Scuola di Uktus) potevano esprimere liberamente i loro giudizi sui testi pubblicati. A queste sezioni si aggiungeranno in seguito spazi vuoti, isolati dal resto della pagina con un semplice tratto di penna e accompagnati da imperativi come Vpiši svoe”, “klej svoe”, Ispiši stranicu” (Scrivi quel che vuoiIncolla quel che vuoiRicopri di scritte la pagina). La struttura ‘chiusa’ delledizione periodica si apre così agli apporti estemporanei dei suoi fruitori, trasformandosi in una piattaforma interattiva, mirante a promuovere esperimenti di scrittura collettiva paralleli rispetto al processo della lettura. Come ricorda la stessa Ry Nikonova: In teoria la rivista non poteva avere una forma compiuta, perché veniva realizzata durante IL PROCESSO DELLA LETTURA da parte dei suoi lettori (Taršis 1980: 56).
Dunque il compito dei lettori diventa non tanto quello di perepisyvat (copiare, trascrivere) i contenuti della rivista (come avveniva nel samizdat tradizionale), bensì quello di dopisyvat (completare) i contenuti proposti dagli autori, integrare, modificare o stravolgere quanto già fissato su carta, operando una stratificazione del senso che, nel caso di “Nomer”, assume una sua valenza tangibile. Basti pensare allaccumulazione visiva in Critica di commenti spesso riconducibili a segmenti temporali diversi, oppure allaffastellarsi di ritagli di giornale, disegni, acquerelli, collage e materiali rimovibili inseriti in apposite tasche di cartoncino (la rubrica Vyn’ da vlož, “Estrai e reinserisci”, inaugurata nel numero 27, accompagnata da istruzioni per luso che tentano di regolamentare la disposizione del contenuto sulla pagina). Una scritta in particolare testimonia come la rivista passasse di mano in mano allinterno della cerchia dei lettori e il processo di completamento dellunico esemplare avvenisse anche in assenza dei redattori (Fate attenzione con i fogli dei disegni!!, 24, 1971).
A partire dal numero 30, una nuova prassi modificherà la faktura manoscritta di “Nomer”, e cioè lutilizzo di prodotti poligrafici finiti (riviste tecniche, cataloghi, eccetera), anche di provenienza estera, che vengono qui riciclati come supporto per la rivista samizdat. Un esempio emblematico di questo procedimento è il numero 30 (agosto 1971), assemblato sulla base di un periodico in lingua russa sulle telecomunicazioni, il cui titolo è reso illeggibile con un atto di quello che Ry Nikonova definirà ‘vandalismo grafico’. Allinterno il suo contenuto verbale viene oscurato, ovvero impiegato come base per incollarci sopra componimenti poetici o disegni. “Nomer” si appropria anche di elementi pertinenti alla cultura materiale sovietica: nel numero 30, il testo programmatico di Sigov, Budetljane i buduščely (1970-71), è scritto a mano sulla carta da pacco dei Grandi Magazzini di Sverdlovsk CUM (cf. Parisi 2013: 335-338).
Tutti i numeri della rivista si trovano nella collezione samizdat del FSO Forschungsstelle Osteuropa an der Universitat Bremen, Historisches Archiv (Archivio storico del Centro di ricerca sullEuropa orientale, Università di Brema). 

Valentina Parisi
[30 giugno 2021]

Bibliografia

  • Komaromi A. (ed.), Project for the Study of Dissidence and Samizdat, University of Toronto, https://samizdatcollections.library.utoronto.ca/islandora/object/samizdat%3Anomer, online (ultimo accesso: 30/06/2021).
  • Parisi V., Il lettore eccedente. Edizioni periodiche del samizdat sovietico. 1956-1990, Il Mulino, Bologna 2013.
  • Taršis A., Ob otkrytom i zakrytom žurnale Nomer, “Transponans”, 6.2 (1980): 56.
  • Taršis A., Uktusskaja škola, “Novoe Literaturnoe Obozrenie”, 16 (1995): 221-238.
  • Žumati T., Uktusskaja škola (1965-1974). K istorii ural’skogo andergraunda, “Izvestija Uralskogo gosudarstvennogo universiteta”, 13 (1999): 125-127. 

Versione aggiornata di: Parisi V., Nomer (Numero), in C. Pieralli, T. Spignoli, F. Iocca, G. Larocca, G. Lo Monaco (a cura di), Alle due sponde della cortina di ferro. Le culture del dissenso e la definizione dell’identità europea nel secondo Novecento tra Italia, Francia e URSS (1956-1991), goWare, Firenze 2019: 266-269.

Cita come:
Valentina Parisi, Nomer, in Voci libere in URSS. Letteratura, pensiero, arti indipendenti in Unione Sovietica e gli echi in Occidente (1953-1991), a cura di C. Pieralli, M. Sabbatini, Firenze University Press, Firenze 2021-, <vocilibereurss.fupress.net>.
eISBN 978-88-5518-463-2
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