Titolo: Bespoleznoe iskopaemoe. Iz zapisnych knižek [Fossile inutile. Dai taccuini], a cura di Vl. S. Murav’ёv

Autore: Venedikt Vasil’evič Erofeev (1938-1990)

Anni di redazione: selezione di appunti e aforismi dai taccuini tenuti dall’autore, a periodi alterni, dal 1955 al 1990

Prima edizione in volume a sé stante in lingua russa: Vagrius, Moskva 2001 (ora disponibile anche in versione digitale a cura di I. Simanovskij e A. Balakin)

«Io il mondo non lo guardo, lo fisso a bocca aperta»[1].

Descrizione:
L’edizione propone per la prima volta in volume una selezione di materiali dai taccuini dello scrittore, in parte già pubblicati su alcune riviste letterarie russe negli anni ‘90[2]. Come hanno sottolineato a più riprese sia amici e conoscenti, sia gli autori della recente biografia di Erofeev (cf. Lekmanov, Sverdlov, Simanovskij 2019) i numerosi quadernetti fitti di appunti dai quali non si separava mai costituiscono il vero opus magnum dello scrittore, attraverso il quale è possibile seguire in maniera diacronica la progressiva formazione della sua personalità, ovvero i rapporti con la realtà circostante, con i contemporanei e con se stesso. Non è un caso che Erofeev li considerasse una presenza essenziale nella sua vita e nella sua attività artistica, e che nonostante la sua esistenza errante e precaria abbia continuato a tenerli per vari decenni, sino all’ultimo doloroso periodo della malattia. La raccolta, non ancora tradotta in italiano, si propone come una sorta di raffinato compendio dei pensieri e aforismi dell’autore ritenuti più efficaci, brillanti e coesi per toni e contenuti[3]. Il titolo, Fossile inutile in versione italiana, è una scelta editoriale tratta da uno degli appunti selezionati: “un fossile inutile, ecco chi sono io” (Erofeev 2004a: 442). Visti i punti di riferimento di Erofeev legati in buona parte ad autori e atmosfere del serebrjanyj vek (secolo d’argento) della cultura russa, questa espressione altamente evocativa sembra rimarcare la considerevole distanza concreta e allo stesso tempo psicologica che l’io narrante sente fra sé e il mondo nel quale si trova a vivere. La mancanza di pol’za (utilità), a cui fa riferimento l’aggettivo, suona a sua volta come una dichiarazione di intenti e una provocazione nel contesto sovietico, in cui la letteratura doveva essere al massimo grado realistica, “produttiva” e “utile” alla causa del socialismo reale[4].
Sul piano formale l’opera è costituita da un denso pastiche di aforismi, citazioni colte, brevi pensieri, frammenti di canzoni, opere incompiute e riflessioni personali che spaziano da riferimenti più o meno “cifrati” alla cultura russa e mondiale a commenti icastici su diversi aspetti del quotidiano sovietico: «Sto facendo progressi, sembro un villaggio del Kazakistan» (Erofeev 2004a: 485). Nel mosaico di frammenti in prosa solo apparentemente casuale ed eterogeneo nella sua composizione, spiccano battute istantanee e giochi di parole che per il tono sornione, l’ironia, il gusto del paradosso e l’utilizzo consapevole dell’iperbole ricordano, oltre a Daniil Charms (1905-1942), lo stile di Ennio Flaiano (1910-1972)[5]. In molti casi i pensieri a latere e le battute taglienti – per la maggior parte dell’ampiezza massima di cinque righe – sono espressi in prima persona, e grazie alle continue spaziature e alla frequente (e deliberata) mancanza di lettere maiuscole conferiscono un certo grado di “dinamismo” al testo anche sul piano grafico[6]. Il ritmo della pagina viene infatti creato agli occhi del lettore dall’interazione – o per meglio dire, dalla “collisione” – sul piano stilistico, ma soprattutto su quello semantico, fra citazioni altisonanti da opere altrui e commenti lapidari di origine e contenuto personali. Fra consigli dati in tono leggero, ironico o sarcastico, fino a considerazioni più amare, perentorie e spiazzanti, la scrittura di Erofeev è caratterizzata da un costante effetto “funambolico” fortemente postmoderno, generato dall’accostamento, nei singoli frammenti, fra elementi lessicali e registri linguistici contrastanti (termini letterari e concetti filosofici vs. turpiloquio, registro ‘alto’ vs. ’basso’, ecc.), che possono essere fatti interagire in modi diversi da chi legge. Nella delicata trama del ‘gioco a incastro’ fra le forme brevi che compongono il testo emerge la stessa peculiare “tecnica costruttiva” a sbalzi stilistici che l’autore utilizza e affina nelle sue opere coeve, dalla povest’ giovanile Blagaja vest’ (La buona novella,1962), al celebre poema in prosa Moskva-Petuški (Mosca-Petuški, 1970), sino a Moja malen’kaja Leniniana (La mia piccola leniniana, 1988)[7]. In questa silloge sui generis il ritratto irriverente e a tratti impietoso del condottiero bolscevico affiora da un ricco e sapiente collage di passaggi da alcune sue opere, e soprattutto da stralci tratti dalla corrispondenza con le figure più significative nella sua vita.
Il denso intreccio fra citazioni, commenti e appunti di natura personale che contraddistingue Bespoleznoe iskopaemoe offre un vero e proprio spaccato del rapporto quasi “epidermico” con le forme brevi di Erofeev (cf. Remonato 2006): “Non bisogna coniare soldi, bisogna coniare aforismi” (Erofeev 2004a: 410). I taccuini ci appaiono come una sorta di ‘atelier’, il laboratorio creativo attraverso il quale lo scrittore andava elaborando la sua particolare manera pis’mennosti (modo di scrivere, stile letterario), sicuramente poco ortodossa, scanzonata e a tratti dissacrante, ma al contempo profondamente intessuta di riferimenti alla cultura, alla musica e alla letteratura della Russia e di altri Paesi[8]. Come ‘monadi’ del suo percorso interiore, gli appunti dei quaderni riflettono il modo profondamente libero di Erofeev di rapportarsi alla propria lingua e al mondo culturale: si pensi ai libri trafugati nelle biblioteche, dai quali citava con una memoria prodigiosa che stupiva chi lo ascoltava, all’estraneità di carattere prima di tutto esistenziale tanto agli slogan propagandistici, quanto alla grigia quotidianità del zastoj. Nell’ambito della “nicchia” di intellettuali, amici e compagni di bevute che lo proteggevano dai controlli della polizia e dalle pastoie dell’ufficialità burocratica, i taccuini manoscritti venivano letti e commentati ad alta voce fra le risate. I quadernetti, vera e propria “coperta di Linus” per il taciturno scrittore proveniente dall’estremo Nord, giravano nelle riunioni clandestine o venivano prestati dall’autore, secondo varie testimonianze, in cambio di alcolici. In alcuni casi, oltretutto, oltre alla fruizione e alla trasmissione orali, i contenuti sono stati copiati e passati di mano in mano attraverso i canali del samizdat, come è accaduto con le opere. Ciò ha contribuito alla fama dello scrittore e delle sue idee e posizioni poco convenzionali “in cerchie ristrette”.
Per quanto riguarda le tematiche toccate nel testo, pur nella variopinta e frammentata eterogeneità dei contenuti si possono distinguere alcuni argomenti che tornano a più riprese fra le righe, creando echi e simmetrie interne:  la figura della donna e nomi femminili allusivi; la letteratura russa degli anni ‘20 del XX secolo; gli angeli e i riferimenti al Vangelo (in particolare alla parabola di Lazzaro e al versetto “Vstan’ i idi”, “Alzati e cammina”, Leitmotiv nell’itinerario del protagonista anche in Moskva-Petuški). Spiccano inoltre la lucida analisi dell’ambiguo rapporto con l’alcool, la predilezione per la musica classica (Sibelius, Mahler, Šaljapin) e per la filosofia idealistica tedesca. Sono inoltre degni di nota la presenza di opposizioni concettuali binarie e i riferimenti a diversi generi letterari, che, fra il serio e il faceto, accentuano il carattere dinamico e sperimentale degli appunti. In alcuni casi gli aforismi sono costituiti da parafrasi che riecheggiano in tono ribassato o parodico passi dal Vangelo e dai Libri dei Profeti (qui da Matteo 25, 31-46): “Ero affamato e non mi avete nutrito, ero nudo e non mi avete vestito, non avevo un tetto e non mi avete ospitato”. Nello stile di La Rochefoucauld: “La stupidità è diffidente” (Erofeev 2004a: 406). In molte occasioni gli aforismi di Erofeev appaiono inusuali e sentenziosi, ma mai moralistici; andando oltre il tono caustico e lo stile epigrafico, dietro l’apparente “leggerezza” di alcune massime affiorano messaggi forti e accorati: “Nulla è eterno, tranne la vergogna” (ibid.). I frequenti rimandi fra i frammenti appaiono funzionali a sostenere il ‘gioco di specchi’ che cela le emozioni e i pensieri intimi dell’autore, trasformandolo in personaggio (com’è noto, la continua commistione fra dettagli del dettato autobiografico e la rappresentazione artistica del sé (cf. Remonato 2004) è un espediente letterario significativo nelle sue opere). Pur nella sua dichiarata ‘estraneità’, Venedit Erofeev era un attento e sensibile osservatore della realtà, e la lettura dei suoi appunti, originale summa dei suoi intensi rapporti con la cultura, permette un ”viaggio” affascinante, surreale e divertente nel suo mondo: “Ed ecco, volare non posso e non lo so fare per niente. Né su un manico di scopa, né sulle ali di una canzone. Ecc.” (Erofeev 2004a: 493).

Note:

[1] V. Erofeev, Bespoleznoe iskopaemoe, in Id., So dna duši, Vagrius, Moskva, 2004: 443 (d’ora in poi Erofeev 2004a). Tutte le traduzioni italiane dall’opera sono mie, I. R.

[2] Si segnalano fra gli altri i frammenti: V. Erofeev, Zapisnye knižki raznych let, a cura di G. Erofeeva, con la prefazione di V. Šokina, «Konec veka», 4 (1992): 235-291; V. Erofeev, Poslednij dnevnik: oktjabr’ 1989 g.-mart 1990 g., «Novoe literaturnoe obozrenie», 18 (1996): 61-198 e V. Erofeev, Dnevnik 1973 goda, «Novoe literaturnoe obozrenie», 29 (1998): 278-311.

[3] Una decina di aforismi tratti dalla prima edizione dell’opera (2001) sono stati tradotti dallo scrittore e slavista Paolo Nori, e sono presenti sul suo blog: cf. https://www.paolonori.it/argomenti/bespoleznoe-iskopaemoe/ (ultimo accesso: 31/12/2022). Di simile carattere diaristico-autofinzionale è la prima opera scritta da Erofeev, Zapiski psichopata (Memorie di uno psicopatico, 1956). Il testo risale al periodo universitario all’MGU ed è stato tradotto in italiano da Lidia Perri (cf. Erofeev 2017).

[4] È interessante segnalare, a testimonianza di quanto le tematiche, il modo di esprimersi e il profondo senso di estraneità dal reale di Venedikt Erofeev siano ancora attuali, che Bespoleznoe iskopaemoe è stato scelto come titolo di una canzone e dell’album omonimo (2011) del rapper russo di origini siberiane Saša Skul (1989-2022): cf. <https://youtu.be/pTN54o-RUcc> (ultimo accesso: 31/12/2022).

[5] Si vedano, a titolo di esempio, queste celebri frasi dello scrittore e giornalista abruzzese dal Taccuino del Marziano, una raccolta di cinquantotto aforismi tratta dalla commedia Un marziano a Roma (1960; edita postuma nel 1974): «Chi rifiuta il sogno deve masturbarsi con la realtà» e «Il mio gatto fa quello che io vorrei fare, ma con meno letteratura» (E. Flaiano, Taccuino del Marziano, Henry Beyle, Milano 2015: 14 e 16).

[6] Il mancato rispetto delle maiuscole, della punteggiatura e di alcune regole ortografiche, che Erofeev mette in atto anche in altre opere, è un espediente formale comune agli scrittori modernisti, e corrisponde a una tendenza alla ”rottura delle regole” per dare risalto al continuum del flusso dei pensieri dell’io narrante. Questo aspetto è rilevante nel testo, tanto che il curatore dell’edizione del 2001 Vladimir Murav’’ёv (1939-2001), sin dall’inizio, segnala in una nota che gli appunti-aforismi sono stati ripristinati con la punteggiatura e l’ortografia, per quanto irregolari, volute dall’autore.

[7] Le opere citate sono state tutte tradotte in italiano. Per quanto riguarda Blagaja vest’, si segnala l’edizione curata da Alice Bravin con il testo russo integrale, una traduzione italiana a fronte e un ricco apparato critico-bibliografico (cf. Bravin, 2020: 83-127). Sulle prime tre delle quattro traduzioni italiane disponibili del poema in prosa Moskva-Petuški e sui loro tratti distintivi si rimanda a Remonato 2013. Sull’ultima versione di Paolo Nori (2014) si veda fra gli altri Remonato 2014. L’unica traduzione in italiano edita a oggi di La mia piccola Leniniana è stata realizzata in forma di edizione critica da Gario Zappi, e contiene svariate note al testo preziose per i lettori del contesto di arrivo (cf. Erofeev 2004b: 313-337).

[8] Da Hamsun a Kafka, da Nietzsche a Reagan, da Swift a Chesterton, da Mozart e Mendelssohn ai protagonisti della Rivoluzione francese, sino ai gerarchi nazisti: è pressochè impossibile dar conto della miriade di riferimenti a autori e personalità di varie epoche citati nei modi più svariati fra le righe. Ciò testimonia l’ampiezza degli interessi, delle letture e delle conoscenze dello scrittore.

Ilaria Remonato
[31 dicembre 2022]

Edizioni in lingua russa (comprese quelle parziali)

  • Erofeev V., Ostav’te moju dušu v pokoe: Počti vsё, a cura di A. Kastanjan, CHGS, Moskva 1995: 282-402.
  • Erofeev V., Iz zapisnych knižek, in Id., Zapiski psichopata. Avtorskij sbornik, a cura di V. S. Murav’ёv, Vagrius, Moskva 2000: 345-420.
  • Erofeev V., Bespoleznoe iskopaemoe. Iz zapisnych knižek, a cura di Vl. S. Murav’ёv, Vagrius, Moskva 2001 [2a edizione 2003], https://imwerden.de/pdf/erofeev_bespoleznoe_iskopaemoe_2001__ocr.pdf, online (ultimo accesso: 31/12/2022)
  • Erofeev V., Iz zapisnych knižek, in Id., Sobranie sočinenij v dvuch tomach, Vagrius, Moskva 2001, t. 1: 277:350; t. 2: 283-382.
  • Erofeev V., Iz zapisnych knižek, in Id., Moj očen’ žiznennyj put’, Vagrius, Moskva 2004: 492-565 [2a edizione 2008].
  • Erofeev V., Bespoleznoe iskopaemoe, in Id., So dna duši, Vagrius, Moskva, 2004a: 395-520.

Bibliografia

  • VV., Neskol’ko monologov o Venedikte Erofeeve, a cura di I. Avdiev, G. Erofeev e Vl. Murav’ёv, «Teatr», 9 (1991): 74-122.
  • Bravin A., “Sulle ali di una risata belante…”. La buona novella di Venedikt Erofeev, Edizioni dell’Orso, Alessandria 2020.
  • Erofeev V. V., Moskva-Petuški e altre opere, trad. it. e cura di G. Zappi, Feltrinelli, Milano 2004b.
  • Erofeev V., Zapisnye knižki (anni ‘60), a cura di Ja. Jablokov, Zacharov, Moskva 2005.
  • Erofeev V., Zapisnye knižki. Kniga 2, a cura di Ja. Jablokov, Zacharov, Moskva 2007.
  • Eroveev V., Memorie di uno psicopatico, trad. it. di L. Perri, Miraggi, Torino 2017.
  • Lekmanov O., Simanovskij I., Sverdlov M., Venedikt Erofeev: postoronnij. Biografija, AST, Moskva 2019.
  • Lipoveckij M., S potustoronnej točki zrenija: postmodernistskaja versija dialogizma, in Karen L. Ryan-Hayes (a cura di), Venedikt Erofeev’s Moskva- Petuški. Critical perspectives, Peter Lang, New York 1997: 79-99.
  • Lipovetsky M., Venichka: A Tragic Trickster, in Id., Charms of the Cynical Reason: The Trickster’s Transformations in Soviet and Post-Soviet Culture, Academic Studies Press, Boston 2011: 153–92.
  • Remonato I., Sulle tracce dell’autore: Moskva-Petuški di V. Erofeev, «Europa Orientalis», XXIII.2004 (2): 209-229.
  • Remonato I., Le forme brevi nel mondo artistico di Venedikt Erofeev, in Forme brevi, frammenti, intarsi, a cura di S. Genetti, Primo quaderno del Dottorato in Letterature Straniere e Scienze della Letteratura, Università degli Studi di Verona, Fiorini, Verona 2006: 319-336.
  • Remonato I., Dal russo all’italiano: gli itinerari linguistici di Moskva-Petuški, «mediAzioni», 14 (2013), http://mediazioni.sitlec.unibo.it, online (ultimo accesso: 31/12/2022).
  • Remonato I., V. Erofeev, Mosca-Petuškì. Poema ferroviario, it. e cura di P. Nori, Quodlibet, Macerata 2014, http://rivistatradurre.it/2015/05/la-recensione-3-la-traduzione-come-dialogo-interculturale/, online (ultimo accesso: 31/12/2022).
  • Vaingurt Ju., Low Spirits and Immoderate Meditations in Venedikt Erofeev’s Moskva-Petushki, «Slavic Review», 81 (1), Spring 2022: 163-186.

Cita come:
Ilaria Remonato, Bespoleznoe iskopaemoe. Iz zapisnych knižek, in Voci libere in URSS. Letteratura, pensiero, arti indipendenti in Unione Sovietica e gli echi in Occidente (1953-1991), a cura di C. Pieralli, M. Sabbatini, Firenze University Press, Firenze 2021-, <vocilibereurss.fupress.net>.
eISBN 978-88-5518-463-2
© 2021 Author(s)
Content license: CC BY 4.0