Date: 1945-oggi

Copertina dell’edizione Posev di “Libro bianco sul caso Sinjavskij-Daniėl'” di A. Ginzburg.

Luogo: Mönchehof (1945-47), Limburgo sulla Lahn (1947-1952), Francoforte sul Meno (1952-1991), Mosca (1992-oggi)

Redattori: B. N. Serafimov (pseudonimo di Prjašnikov, 1945-46); A. S. Svetov (pseudonimo di Parfënov, 1946-47); E. R. Romanov (pseudonimo di Ostrovskij, 1947-54); L. A. Rar (1954-62, 1974-80); G. S. Okolovič (1962-70); O. V. Perekrëstov (1970-74); N. B. Ždanov (1980-92); E. A. Samsonova-Bejtbart (1992-93); K. V. Rusakov (1993-)

Descrizione:
La casa editrice Posev fu fondata nel 1945, nel campo profughi (displaced persons camp)[1] di Mönchehof – frazione del comune di Espenau, nell’Assia settentrionale (Germania) – per iniziativa di un gruppo di rifugiati politici russi. La casa editrice nacque con l’intento di pubblicare libri di testo e manuali destinati ai profughi russofoni, ma poco tempo dopo cominciò ad ampliare il proprio catalogo e a redigere un foglio settimanale che prese lo stesso nome della casa editrice, “Posev”. Il primo numero della rivista uscì l’11 novembre del 1945. Nel 1946 fu avviata pure la pubblicazione di una “rivista di arte, letteratura e pensiero sociale” intitolata “Grani”. L’anno successivo, in seguito all’emigrazione di massa nei paesi d’oltreoceano e al conseguente svuotamento del campo, la casa editrice si trasferì nella città tedesca di Limburgo sulla Lahn e poi ancora, nel 1952, stabilì la propria sede a Francoforte sul Meno, che divenne la sede storica fino alla dissoluzione dell’URSS, quando la Posev si trasferì in Russia, dove tutt’oggi opera.
Posev era la casa editrice della Narodnoe-Trudovoj Sojuz rossijskich solidaristov (Unione nazionale del lavoro dei solidaristi russi, NTS), un’organizzazione anticomunista fondata nel 1930 da un gruppo di esponenti della cosiddetta prima ondata dell’emigrazione russa (pervaja volna), di cui le riviste “Posev” e “Grani” divennero gli organi di stampa ufficiali.
Il primo redattore capo della casa editrice fu B. V. Serafimov (pseudonimo di B. Prjašnikov) ­– membro dell’NTS fin dal 1933, giornalista e scrittore con il nom de plume di A. B. Lisovskij ­– che la diresse dal 1945 al 1946. Alla direzione gli subentrò A. S. Svetov (pseudonimo di Parfënov) fino al 1947, quando divenne redattore capo E. R. Romanov (pseudonimo di Ostrovskij) che rimase in carica fino al 1954. Dal 1954 al 1962 – e in seguito dal 1974 al 1980 ­– la casa editrice fu diretta dal giornalista L. A. Rar, seguito da G. S. Okolovič (1962-1970) e O. V. Perekrëstov (1970-1974). L’ultimo redattore capo di Posev, prima che la sede fosse trasferita a Mosca tra il 1992 e il 1994, fu N. B. Ždanov (1980-1992). Nella fase di transizione la redattrice capo fu E. A. Samsonova-Bejtbart, mentre il primo a dirigere la nuova filiale moscovita fu K. V. Rusakov.
Sfogliando il catalogo della casa editrice si possono individuare tre diverse fasi che hanno caratterizzato la sua produzione libraria dalla fondazione al 1991: la prima (1945-48) rivolta all’attività educativa, ovvero alla pubblicazione di manuali, dizionari e testi – spesso illustrati – indirizzati ad un pubblico di giovani studenti russofoni[2]; la seconda (1948-61) dedicata maggiormente alla divulgazione di testi di argomento politico, filosofico e religioso[3] – pratica strettamente correlata all’attività dell’NTS, come dimostrano i numerosi volumi dedicati alle conferenze organizzate dalla stessa casa editrice[4]; e la terza e ultima fase (1962-1991) rivolta principalmente alla pubblicazione della cosiddetta nepodcenzurnaja literatura (letteratura non sottoposta a censura), ovvero di quei testi dattiloscritti che circolavano clandestinamente nell’andegraund (underground) sovietico – samizdat – che, spesso, venivano pubblicati dalla casa editrice anche in traduzione[5] e non soltanto nell’originale russo[6]. A partire dal 1972, Posev intensificò la pubblicazione di samizdat inaugurando la serie “Vol’noe slovo” (Parola libera) che – a cadenza dapprima bimestrale e poi trimestrale – dava prevalentemente alle stampe quei testi diffusi podpol’e (nel sottosuolo) dal movimento per la difesa dei diritti umani (pravozaščitnoe dviženie) in URSS[7]. A questa serie, nello stesso anno, venne affiancata la collana “Bibliotečka solidarista” (La piccola biblioteca del solidarista) – suddivisa in due serie distinte, una filosofica e l’altra politica – dedicata alla diffusione dei principali testi del solidarismo russo[8]. Di particolare rilievo furono anche le raccolte dedicate alle riviste “Grani”[9], “Posev”[10] e all’almanacco samizdat cristiano-ortodosso Nadežda[11], curato da Z. Krachmal’nikova. La casa editrice non si dedicò mai alla pubblicazione delle traduzioni russe di testi stranieri, con la sola eccezione dei romanzi di G. Orwell[12] che, per la loro critica al totalitarismo, ben si adattavano alla lotta ideologica contro il regime sovietico.
Le diverse fasi dell’evoluzione del piano editoriale della casa editrice fin qui illustrate, infatti, ben dimostrano come esse fossero determinate da una precisa strategia volta a consolidare l’azione di fervida opposizione al regime che caratterizzava l’attività dell’NTS, organizzazione alla quale tutti i collaboratori della Posev erano affiliati. Non bisogna sorprendersi, quindi, se alla diffusione di testi ideologicamente orientati su posizioni anticomuniste – spesso scritti dai membri di spicco della stessa NTS – che caratterizzò la seconda fase dell’attività editoriale della Posev (1948-61), seguì una fase di opposizione puramente culturale che bisogna collocare nel più ampio contesto della cosiddetta “Guerra fredda culturale”. All’indomani del XX Congresso del PCUS (1956) e, in particolar modo, dopo l’avvio in URSS di quel parziale “disgelo” (ottepel’) culturale – il cui culmine si raggiunse nel 1962 con la pubblicazione di Una giornata di Ivan Denisovič di A. Solženicyn sulla rivista liberale “Novyj mir” di A. Tvardovskij – la pubblicazione di tamizdat (ovvero, quei manoscritti che, fuoriusciti clandestinamente dall’URSS, venivano pubblicati oltrecortina con o senza l’approvazione degli stessi autori)[13] divenne l’arma più efficace di opposizione al regime sovietico, e come tale venne usata dalla casa editrice Posev. Non sorprende, quindi, la presenza nel catalogo della casa editrice di nomi quali V. Tarsis, B. Pasternak, A. Achmatova, A. Solženicyn e altri protagonisti – talvolta loro malgrado e a costo di gravi ritorsioni subite in patria – dell’opposizione culturale al regime sovietico. Le edizioni Posev, pubblicate principalmente in lingua russa, erano rivolte non soltanto al pubblico russofono delle diverse ondate dell’emigrazione russa in occidente, ma anche al lettore sovietico: alcune di queste edizioni, infatti, per poter esser introdotte clandestinamente in URSS, vennero pubblicate in formato ridotto allo scopo di sfuggire più agevolmente ai controlli doganali[14]. Nel sottosuolo brulicante della cultura non ufficiale sovietica, le edizioni Posev furono talmente popolari da diventare non soltanto dei veri e propri oggetti di culto, ma persino un simbolo della controcultura giovanile: infatti, fu proprio in onore della casa editrice che il primo gruppo underground punk-rock fondato da Egor Letov – leader del leggendario gruppo “Graždanskaja oborona” – prese il nome di “Posev” (1982-85).
Dopo il trasferimento della casa editrice in Russia – a seguito della dissoluzione dell’URSS e della liberalizzazione del mercato librario – dal 1992 ad oggi la sua attività editoriale si è notevolmente ridotta, concentrandosi principalmente nella pubblicazione di volumi di carattere religioso, politico e storico, in gran parte dedicati alle attività dei solidaristi russi, alla guerra civile (graždanskaja vojna), all’emigrazione “bianca” e alla lotta contro il bolscevismo. Posev prosegue la pubblicazione delle riviste “Posev” e “Grani”, cui si è aggiunto l’almanacco Belaja Gvardija (1997-2008). L’orientamento attuale della casa editrice è fortemente anticomunista e nazionalista, sebbene sul sito ufficiale si affermi che l’attività editoriale sia volta a sostenere la linea del “patriottismo democratico” (demokratičeskij patriotizm).

Note:

[1] La definizione ufficiale di questi campi fu “displaced persons camps”, spesso indicati con l’abbreviazione di “d-p”. All’indomani della Seconda guerra mondiale, in Germania, Austria e Italia sorsero diversi di questi campi per accogliere i profughi e i rifugiati provenienti dall’Europa dell’Est, i prigionieri di guerra e coloro che erano stati liberati dai campi di concentramento nazisti.

[2] Tra questi testi si ricordano: Russkaja istorija (učebnik) [Storia della Russia (manuale), 1945]; Učebnik anglijsckogo jazyka [Manuale di lingua inglese, 1945]; Učebnik latinskogo jazyka [Manuale di lingua latina, 1945]; V. P. Vachterov, Russkij bukvar’ [Abbecedario russo, 1946]; A. Pel’tcer (a cura di), Grammatika anglijskogo jazyka [Grammatica della lingua inglese, 1946]; B. T. Kirjušin, Russkaja istorija [Storia della Russia, 1946]; Latinskoe čtenie [Lettura di latino, 1946]; M. O. Kube, Rasskazy morjaka [I racconti del marinaio, 1946]; A. S. Puškin, Skazka Puškina: O care Saltane… [La fiaba di Puškin: lo zar Saltane, 1946]; Skazka ob Ivane-Careviče, žar-ptice i serom volke [La fiaba di Ivan-Zarevič, l’uccello di fuoco e il lupo grigio, 1946]; M. Zoščenko, O čëm pel solovej [Di cosa cantava l’usignolo, 1946]; R. Kipling, Maugli [Mowgli, 1946]; Russko-anglijskij slovar’ [Dizionario russo-inglese, 1948].

[3] Tra questi, si ricordano: V. S. Mercalov, Tragedija rossijskogo krest’janstva [La tragedia dei contadini russi, 1948]; Bol’ševizm na skam’e podsudimych (Otčët o parižskom processe V. A. Kravčenko) [Il bolscevismo al banco degli imputati (Rapporto sul processo di Parigi <intentato da> V. A. Kravčenko), 1949]; V. D. Porenskij, <Molekuljarnaja> Teorija revoljucii v uslovijach totalitarnogo režima [Teoria della rivoluzione <molecolare> in un regime totalitario, 1949]; M. Rozanov, Zavoevateli belych pjaten [I conquistatori delle macchie bianche, 1951]; A. Artemov, Ideologija solidarizma i eë razvitie [L’ideologia del solidarismo e il suo sviluppo, 1952]; V. D. Poremskij, Političeskaja missija rossijskoj emigracii [La missione politica dell’emigrazione russa, 1954]; A. Gakkel’, O pravoslavnoj ikonopisi [Sull’iconografia ortodossa, 1956]; V. Zen’kovskij, Osnovy christianskoj filosofii [Fondamenti della filosofia cristiana, 1960].

[4] Si ricordano: L. Rževskij, Nacional’naja kul’tura i emigracija [Cultura nazionale e emigrazione, 1952]; Svoboda v nastuplenii [Libertà all’attacco, 1956]; F. Vidovič, L. Vinjarskij, Političeskij opyt Vengerskoj revoljucii ­– Ideologičeskaja i političeskaja bor’ba v stranach “narodnoj demokratii” [L’esperienza politica della rivoluzione ungherese – La lotta politica e ideologica nei paesi della “democrazia popolare”, 1957]; A. Svetlanin, A. Stolypin, Pervoočerednye meroprijatija po perestrojstvu gosudarstvennoj žizni v Rossii – Vnešnjaja politika buduščej Rossii [Provvedimenti prioritari per la ricostruzione della vita pubblica in Russia – La politica estera della Russia del futuro, 1957].

[5] Tra le traduzioni in tedesco si ricordano: A. Achmatowa (Achmatova), Requiem (1964); B. Pasternak, Gedichte von Julij Schiwago [Le poesie di Julij Živago, 1965]; V. Tarsis, Botschaft aus dem Irrerihaus [Corsia n. 7, 1965]; M. Sostschenko (Zoščenko), Wovon die Nachtigall sang [Di cosa cantava l’usignolo, 1971].

[6] V. Tarsis, Skazanie o sinej muche – Krasnoj i černoe [La leggenda della mosca azzurra – Il rosso e il nero, 1963]; E. Ginzburg, Krutoj maršrut (Viaggio nella vertigine, 1967); B. Achmadulina, Oznob [Brivido, 1968]; B. Okudžava, Proza i poėzija [Prosa e poesia, 1968]; A. Sacharov, Razmyšlenija o progresse, mirnom sosuščestvovanii i intellektual’noj svobode [Riflessioni sul progresso, la convivenza pacifica e la libertà intellettuale, 1968]; A. Solženicyn, Rakovyj korpus [Divisione cancro, 1968]; M. Bulgakov, Master i Margarita [Il Maestro e Margherita, 1969].

[7] Tra questi, basti citare i reprint della rivista “Chronika tekuščich sobytij” (Cronaca degli avvenimenti correnti) – “Vol’noe slovo” N. 3 (1972), N. 4 (1972), N. 5 (1972), N. 6 (1972); il numero dedicato alle testimonianze dei dissidenti (inakomysljaščie) sulle irregolarità e le violazioni della legge nel condurre le inchieste a loro carico, a partire dalle perquisizioni, per poi passare alla fase istruttoria del processo fino all’incarcerazione – Svidetel’ po sobstvennomu obvineniju [Testimone della propria accusa], “Vol’noe slovo” N. 13 (1974); o la pubblicazione del celebre testo ad opera di V. Al’brecht, Kak vesti sebja na obyske [Come comportarsi durante una perquisizione], “Vol’noe slovo” N. 27 (1977).

[8] Tra i titoli della collana, si ricordano: Social’naja filosofija S. L. Franka [La filosofia sociale di S. L. Frank, 1972]; Filosofija ducha N. A. Berdjaeva [La filosofia dello spirito di N. A. Berdjaev, 1972]; Solidarizm i dialektika [Il solidarismo e la dialettica, 1973]; D. Vladimirskij, Solidarnost’ i obščestvennoe razvitie [Il solidarismo e lo sviluppo sociale, 1974].

[9] Si veda, ad esempio: “Grani”. Izbrannoe N. 1 [“Grani”. Raccolta N. 1, 1975]; “Grani”. Izbrannoe N. 2 [“Grani”. Raccolta N. 2, 1976]; “Grani”. Izbrannoe N. 3 [“Grani”. Raccolta N. 3, 1976]; “Grani”. Izbrannoe N. 4 [“Grani”. Raccolta N. 4, 1977].

[10] Si veda, ad esempio: “Posev”. Izbrannye stat’i za 1968-1969 [“Posev”. Selezione di articoli del 1968-1969, 1971]; “Posev”. Izbrannye stat’i za 1970 [“Posev”. Selezione di articoli del 1970, 1972]; “Posev”. Izbrannye stat’i za 1971 [“Posev”. Selezione di articoli del 1971, 1972]; “Posev”. Izbrannye stat’i za 1972 [“Posev”. Selezione di articoli del 1972, 1973].

[11] Si veda: “Nadežda” (“Nadežda”, serie 1, 1978); “Nadežda” (“Nadežda”, serie 2, 1979); “Nadežda” (“Nadežda”, serie 3, 1979); “Nadežda” (“Nadežda”, serie 4, 1980).

[12] G. Orvell (Orwell), Skotskij chutor [La fattoria degli animali, 1950, poi riedita nel 1967, 1971 e 1978]; G. Orvell (Orwell), 1984 (1957).

[13] A proposito della pubblicazione non autorizzata da parte delle case editrici occidentali dei manoscritti che circolavano clandestinamente in URSS, basti citare la reazione indignata di V. Šalamov quando apprese che sulla rivista “Posev” erano stati pubblicati alcuni racconti del suo Kolymskie rasskazy [I racconti di Kolyma]; oppure la preoccupazione di E. Ginzburg quando realizzò di ‘aver perso il controllo’ sulle vicende editoriali della propria opera Viaggio nella vertigine; o ancora, le preoccupazioni di A. Achmatova quando la rivista “Grani” pubblicò il suo Requiem. Bisogna tuttavia considerare che, a partire dagli anni Sessanta, la pubblicazione all’estero di testi “non autorizzati” dal regime sovietico divenne un reato perseguibile penalmente in URSS (si veda il caso Sinjavskij-Daniel’). Pertanto, le dichiarazioni pubblicate sulla stampa sovietica e straniera – in cui gli autori prendevano le distanze dalle operazioni editoriali delle case editrici occidentali che avevano dato alle stampe le loro opere – sono da considerarsi, in molti casi, un tentativo estremo di difendersi dalle gravissime accuse di “propaganda antisovietica” e “diffusione di calunnie” nei confronti l’URSS che le autorità sovietiche potevano imputare a loro carico come previsto dagli articoli 70 e 190-1 del Codice penale dell’RSFSR.

[14] Si vedano, a tal proposito, le seguenti pubblicazioni: A. Ginzburg (a cura di), Belaja kniga po delu A. Sinjavskogo i Ju. Danielja [Il libro bianco sul caso di A. Sinjavskij e Ju. Daniel’, 1970]; A. Solženicyn, Sobranie sočinenij v šesti tomach [Opera omnia in sei volumi, 1971]; M. Bulgakov, Master i Margarita [Il Maestro e Margherita, 1971]; G. Vadimov, Vernyj Ruslan [Il fedele Ruslan, 1975].

Ilaria Sicari
[30 giugno 2021]

Bibliografia

Cita come:
Ilaria Sicari, Posev, in Voci libere in URSS. Letteratura, pensiero, arti indipendenti in Unione Sovietica e gli echi in Occidente (1953-1991), a cura di C. Pieralli, M. Sabbatini, Firenze University Press, Firenze 2021-, <vocilibereurss.fupress.net>.
eISBN 978-88-5518-463-2
© 2021 Author(s)
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